dottorconti
hoboken records
(2003)
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1.
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dea
del weekend |
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2.
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perchè |
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3.
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adige |
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4.
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carte |
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5.
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chi
non dorme |
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6.
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mirrorball |
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7.
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verso
giovedì |
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8.
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parco
fellini |
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9.
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beati |
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10.
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trincee |
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11.
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walzer
da niente |
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12.
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nel
buio |
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recensioni:
www.rockit.it
03-01-2005 - Dottorconti
di Giuseppe Catani
Poco sappiamo del
sedicente Dottorconti. A dire il vero, praticamente nulla, a parte il
fatto che dottorconti suona maledettamente bene, con quel
suo cantautorato lo-fi fatto di suoni semplici e sghembi, quei testi
ironici e ricercati, quella voce strascicata, che offrono al dischetto
una visione di insieme molto più che interessante.
A tratti spunta Bugo (Adige, Puttane), in altri
il cosiddetto alt-country (La dea del weekend, con tanto
di ricordi adolescenziali), mentre nella conclusiva Nel buio
sembra che qualcuno abbia tirato in mezzo Marc Ribot. E poi (soprattutto)
tante belle cose in bassa fedeltà (la splendida Chi non
dorme, il picco più alto del cd-r), senzaltro la
parte migliore del dischetto, capace di rimettere in pace con il mondo
anche la persona più pessimista riguardo i destini dellitalico
underground.
Qualche cosa, alla fine, sfugge al controllo e cè qualche
momento di noia (Trincee, nonostante la serietà del
testo, dedicato al macello della prima guerra mondiale) e anche un tentativo
di concessione al mainstream (Carte, con la voce di Veronica
Marchi, è ai limiti del ruffiano). Ma non possiamo lamentarcene
più di tanto.
L'Arena
di Verona
Sotto il nome di Dottorconti si nasconde Alessandro Conti, cantante
e chitarrista dei Kate, una delle più intriganti band
della scena rock sotterranea veronese, bloccata in momento d'attesa
(prima dello scioglimento?) a seguito della pubblicazione del cd "Vinciperdi".
Dopo un paio di album con i Kate, il Dottorconti ha deciso di
pubblicare un disco d'esordio da solo, subito stampato dalla Hoboken
Records di Massimo Fiorio (già con Slumber, Bosvelt e Wynona).
Intitolato "Dottorconti" e basta, il cd contenente dodici
brani è stato ideato, suonato, cantato e registrato da Alessandro,
ma mix e masterizzazione sono opera di un altro talento dell'underground
veronese, Sand-r. Trova spazio anche
la cantautrice Veronica Marchi, voce e chitarra in "Carte".
L'inizio è fulminante: "Dea del weekend" è ironica
e volgare quanto basta per far pensare a un finto-De Gregori
liceale che prende di mira una compagna di classe alla prima sbronza.
Crediamo sia l'unica canzone che in un ritornello mette insieme "cesso"
e "bidet". Il folk rock della prima traccia si fa acuto in
"Perchè", tra Pavement e Bugo, con il
falsetto che si avvicina in maniera pericolosa a Mango. "Adige"
è una storia d'amore con un altro ritornello memorabile ("La
vita è bella/ la vita è una mer..."). Ma se qualcuno
pensa che il Dottore, in lacrime per la donna perduta, sulle sponde
dell'Adige possa commettere qualche follia non lo conosce bene ("Ho
pianto/ ma non tanto", confessa lui). Il duetto con Veronica
Marchi, "Carte", è una canzoncina swingante che
mette a proprio agio la cantautrice veronese ma lascia un po' indietro
Conti. Anche il testo manca dell'ironia delle canzoni precedenti e della
successiva "Chi non dorme", invettiva contro i fighi che si
fanno mille lampade abbronzanti. "Mirrorball" è uno
dei punti più alti dell'album, con la discoteca vista come metafora
del paradiso e della vita, con un ritornello finalmente potente anche
dal punto di vista armonico. E poi la dolente "Verso giovedì",
ammissione dell'incomunicabilità ("Non riesco più
a parlarti/ se non di str...zate"), davvero eccellente. Troppe
metafore, invece, nella pesante "Parco Fellini", come pure
troppo "letterarie" appaiono "Trincee", "Walzer
da niente" (la prima strofa è bellissima, ma poi tutto cade)
e "Nel buio" (con lo stravolgimento dell'Angiolieri di "S'i'
fosse fuoco..."). Con un po' più di cattiveria e uno sguardo
davvero arrabbiato, Dottorconti riuscirebbe a commuoverci come Piero
Ciampi. (Giulio Brusati)
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